L’artista

Nato più o meno intorno al 1480 a Valduggia, in Valsesia, parte dello Stato di Milano, Gaudenzio Ferrari si forma, secondo quanto riferito da Giovanni Paolo Lomazzo nel 1584, nella bottega milanese di Stefano Scotto, guardando da subito ai contemporanei come Bramantino e dimostrando grande capacità di assimilazione. Attivo inizialmente nell’area valsesiana e nei primissimi cantieri francescani di Varallo (da dove proviene la tavola raffigurante la Crocifissione oggi alla Pinacoteca di Varallo), si spinge probabilmente fino a Firenze e a Roma allo schiudersi del nuovo secolo per poi fare ritorno nell’attuale Piemonte orientale tra Vercelli, Arona, Novara e la zona di Varallo, dove lascia polittici, pale e affreschi (come la grande parete a scomparti della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Varallo, compiuta entro il 1513) di forte intensità devozionale, progressivamentesempre più moderni, permeati da un’accostante, inconfondibile naturalezza. Attivo innovatore dell’allestimento teatrale, inglobante, delle cappelle del Sacro Monte di Varallo, si rivela anche abilissimo plasticatore, non solo pittore, dando vita a capolavoriassoluti dell’arte rinascimentale italiana come la cappella della Crocifissione (già conclusa nel 1520) o dell’Adorazione dei Magi. In qualunque luogo si fermi a lavorare, Gaudenzio si vale di collaboratori esperti, in parte già formati, con i quali condivide una dimensione fortemente artigianale e che estenderanno a largo raggio l’influenza delle sue invenzioni. Pur radicato inizialmente in Valsesia, frequenta anche la bassa Valtellina (Morbegno, Traona) e dalla fine del terzo decennio si sposta a Vercelli, dove lavora per numerosi committenti e dipinge due cappelle della chiesa di San Cristoforo per gli altolocati Corradi di Lignana, parenti di Mercurino Arborio di Gattinara, già grancancelliere di Carlo V. Nella prima metà degli anni Trenta la sua attività tocca anche Casale Monferrato, Como e Vigevano, dove viene chiamato dall’ultimo duca Sforza, Francesco II, che in precedenza, nel 1530, si era personalmente recato in pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo: il rapporto è favorito anche dal fatto che la recente scomparsa di Bramantino (1530) e di Bernardino Luini (1532) aveva lasciato un vuoto tra gli artisti attivi in area milanese. Proprio per sostituire il Luini, tra il 1534 e il 1536, Gaudenzio è incaricato di affrescare i cori angelici che circondano l’Assunzione della Vergine nella cupola del santuario di Santa Maria dei Miracoli a Saronno. Da Vigevano e Saronno alla Milano appena divenuta provincia di Carlo V (1535) il passo è breve: dal 1537 almeno alla morte, avvenuta il 31 gennaio 1546, Gaudenzio trascorre nella città lombarda un decennio intenso e fruttuoso, in cui si aggiorna caparbiamente sulle novità del manierismo montante con esiti discontinui ma sempre interessanti, incontrando il gusto delle generazioni successive, soprattutto in epoca borromaica e fino al primo Seicento. Come in passato, anche a Milano la sua bottega è frequentatissima e molto attiva: al suo interno, dove passa anche Bernardino Lanino, spicca Giovanni Battista Della Cerva, socio e coinquilino del maestro nei suoi anni estremi, che diventa il tramite con Giovanni Paolo Lomazzo, l’artista-scrittore cui, nel secondo Cinquecento, si deve la consacrazione letteraria di Gaudenzio Ferrari.

(da Rossana Sacchi, Gaudenzio a Milano, Milano, Officina Libraria, 2015)